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Chi è il terapista occupazionale?

Posted on October 13, 2013 at 12:08 PM Comments comments (2299)
Il Terapista Occupazionale è un professionista che opera nel settore sanitario e più precisamente nel campo riabilitativo.
Il suo obiettivo principale è quello di rendere le persone in grado di partecipare il più attivamente possibile alle attività della vita quotidiana. Per questo, quando il Terapista Occupazionale tratta il proprio paziente utilizza la pratica dell’attività come mezzo di lavoro e come obiettivo a cui tendere. Le attività utilizzate dal Terapista Occupazionale possono essere espressive, manuali- rappresentative, ludiche, della vita quotidiana( cioè attività riguardanti la cura della persona, attività riguardanti la vita lavorativa e il tempo libero).
Il percorso riabilitativo del Terapista Occupazionale con il proprio paziente inizia con un colloquio, nel quale il Terapista raccoglie la storia del paziente e del suo vissuto di malattia, a cui segue una valutazione del livello di autonomia nell’esecuzione delle principali attività della vita quotidiana, considerando le capacità residue della persona e l’impatto dell’ambiente / contesto ( fisico, istituzionale, culturale, sociale).
Quindi, il Terapista Occupazionale, analizzando il rapporto tra l’individuo, l’attività e l’ambiente, lavora sull’autonomia del paziente ed individua insieme a lui strategie per gestire le attività quotidiane nel modo più indipendente possibile, avvalendosi anche dell’individuazione e dell’allenamento all’utilizzo di ausili, ovvero strumenti atti a fronteggiare al meglio le difficoltà riscontrate nella pratica delle attività. Può, inoltre, effettuare sopralluoghi degli ambienti frequentati dal paziente ( es. casa o spazi lavorativi ) con l’obiettivo di renderli più adattabili alle sue esigenze.
Il Terapista Occupazionale può lavorare con pazienti Ortopedici, affetti da Malattie Reumatiche, nel campo della Chirurgia della Mano ( occupandosi anche di consigliare ortesi statiche e dinamiche e addestrando il paziente all’adozione di principi di economia articolare nei gesti della vita quotidiana); con pazienti affetti da Patologie Neurologiche ( es. Ictus, Traumi Cranici, Sclerosi Multiple, M. di Parkinson, M. di Alzheimer, Paraplegie e Tetraplegie,…); nel Settore Geriatrico e in quello Infantile ( Disabilità Motorie, Disturbi di Percezione, Apprendimento, Malattie Genetiche, Ritardi di Sviluppo, Traumi e Lesioni al Sistema Nervoso Centrale e Periferico, Malattie croniche Metaboliche e Muscolari). Inoltre presta la sua opera nel Settore della Salute Mentale (attraverso Programmi Occupazionali per promuovere le competenze della persona, le proprie sensazioni, i propri desideri e aspirazioni) ed in quello delle Cure Palliative.
Il lavoro del Terapista Occupazionale è importante nel percorso riabilitativo dell’individuo per restituire autonomia al paziente e motivarlo alla vita nonostante la condizione di malattia, e, per questo, si integra in modo armonico e complementare con quello delle altre figure riabilitative, come, per esempio, il Fisioterapista o il Logopedista.


Testo tratto dalla Brochure “La Terapia Occupazionale”, Gruppo Regionale AITO* Lombardia, www.aito.it

L'artrosi dell'anca, patologia ed esercizi

Posted on July 27, 2013 at 7:05 AM Comments comments (10080)
L’artrosi è una delle patologie più frequenti a carico delle articolazioni. La prima classificazione dell'osteoartrosi è composta da due gruppi principali: PRIMARIA (artrosi generalizzata e localizzata) e SECONDARIA (in seguito a traumatismi, anomalie di sviluppo, malattie metaboliche e artriti). L'artrosi dell’anca ha varie cause, tra le quali la più frequente è l'artrite reumatoide. Un terzo circa dei pazienti ha una leggera displasia acetabolare (una cavità acetabolare poco profonda) e un altro terzo ha una cavità acetabolare retroversa. Entrambe queste condizioni riducono la superficie di contatto della testa del femore con l’acetabolo, aumentando la pressione di contatto e rendendo l'usura più probabile. La caratteristica principale è la perdita progressiva della cartilagine articolare con una diminuzione dello spazio articolare che diventa doloroso. L'insorgere della rigidità facilita lo sviluppo di osteofiti (speroni ossei) che incrementano la rigidità, rendendo difficile per il paziente compiere movimenti quotidiani come indossare le calze e le scarpe. Viene così ad instaurarsi un quadro generale di “accorciamento”, con deformità in adduzione e rotazione esterna dell’anca, spesso accompagnate da una retrazione in flessione (La riabilitazione in ortopedia, Brotzman e Wilk, 2004). I principali fattori di rischio sono la famigliarità, l'eccesso ponderale, eventuali fratture pregresse o attività sportive/lavorative usuranti, malformazioni congenite o patologie a carico del sistema scheletrico. Le sensazioni più avvertite dal paziente sono: la limitazione funzionale e il dolore di tipo meccanico, presente prevalentemente al carico, che peggiora con l’attività fisica e trae beneficio dal riposo. Questo può essere associato a rigidità mattutina che non si protrae mai oltre i 30 minuti. E' importante ricordare che non sempre l'entità dell'alterazione strutturale correla con l'intensità del dolore(Creamer P.2004).

Qui di seguito riportiamo pochi semplici esercizi da compiere per mantenere una buona articolarità e un buona forza muscolare in ASSENZA DI PROTESI ALL'ANCA(La riabilitazione in ortopedia, Brotzman e Wilk, 2004).