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LOMBALGIA consigli pratici

Posted on September 6, 2017 at 4:49 AM Comments comments (1724)

La lombalgia , consigli pratici

La lombalgia è una patologia molto diffusa, si calcola che più del 70% delle persone avrà almeno un episodio di mal di schiena durante la vita. Ogni anno il 45-55% degli adulti soffre di dolore lombare e una persona su 20 presenta un episodio. Questa patologia coinvolge non solo i muscoli ma pure le ossa. Essa può essere classificata per la durata in:

• Fase acuta: durata di poche settimane (meno di 6)
• Fase sub-cronica: dolore che dura dalle 6 settimane alle 12 settimane
• Fase cronica: dolore che dura oltre le 12 settimane

La lombalgia di fase acuta può essere causata, oltre a fattori genetici, anche da movimenti fatti nella vita di ogni giorno, per esempio: sollevamento di oggetti, la torsione o la flessione anteriore del tronco. I sintomi si possono manifestare subito o il giorno seguente. Non è raro che si avverta del dolore anche alle gambe.
La fase acuta viene trattata per la maggior parte delle volte dal medico con la somministrazione di farmaci antiinfiammatori e miorilassanti. L'utilizzo però non può protrarsi a lungo per gli effetti negativi dei farmaci, per questo la miglior cura resta la prevenzione. In realtà anche in fase acuta la fisioterapia ha i suoi benefici.. Ma non tutti lo sanno!
La colonna vertebrale presenta delle curve dette "fisiologiche": lordosi cervicale, cifosi toracica, lordosi lombare e cifosi sacrale. Il rispetto delle singole curve e i rapporti fra di loro consentono un buon allineamento posturale e un buon funzionamento della struttura senza dolori e/o limitazione articolare. Quando queste curve non vengono rispettate subentra un quadro patologico. 


  








Nell’immagine di sinistra sono mostrate le curve fisiologiche, con le rispettive vertebre, della colonna vertebrale. Mentre nell’immagine di destra i classici quadri patologici in cui a colonna vertebrale può incorrere.

Di seguito proponiamo dei consigli pratici su come star seduti, sollevare pesi, come mantenere una buona postura e alcuni esercizi da eseguire per mantenere tonica e allungata la muscolatura responsabile delle lombalgie. 

  





L’immagine mostra le posture corrette e non in alcune attività quotidiane.

Posizione corretta per sedersi

Se sei seduto su una sedia con lo schienale dritto e duro, spingi il sedere fino al bordo della sedia e mettiti seduto, senza appoggiarti sullo schienale. Stare con la schiena e le spalle dritte, come se fossero sostenute dallo schienale della sedia. All’inizio questa postura può sembrare scomoda, ma  bisogna perseverare ad adottare questi accorgimenti.
Se sei seduto su una poltrona o su un divano, è importante che i piedi poggino completamente sul pavimento e che la schiena rimanga dritta. Le spalle devono stare all'indietro e dovresti sederti il più avanti possibile sul divano.
In qualsiasi luogo e in qualsiasi modo ci si sieda, è importante tenere le spalle all'indietro, per evitare di piegarsi o di incurvare la schiena, appena ci si siede. La sedia dovrebbe essere alta quanto basta perché i piedi poggino perfettamente sul pavimento e le ginocchia siano allineate con i fianchi, o poco più in basso. Lo spazio tra schiena e cosce deve formare un angolo di 90°-110°

Come sollevare pesi

Per sollevare correttamente dei pesi, cioè per evitare di sforzare la colonna lombare, è necessario mantenere il tronco eretto e la schiena ben verticale. Nel momento in cui si tira su il peso consigliamo di contrarre i glutei. Le ginocchia devono essere leggermente piegate e le gambe leggermente divaricate, questo per poter distribuire su tutta la colonna vertebrale i pesi evitando di sovraccaricare solo una delle sue curve. È molto importante tenere il peso  vicino al corpo così da evitare sbilanciamenti. Questo accorgimento deve essere fatto anche quando il peso viene depositato. La presa deve essere salda e piedi ben appoggiati al suolo. Durante il sollevamento è molto importante compiere movimenti armonici e non colpi di forza o strattoni. Di seguito riportiamo un’immagine esplicativa di quanto detto sopra.










Postura eretta corretta
La posizione eretta corretta prevede di mantenere il capo in linea con il busto, non proteso in avanti e le spalle in linea con i fianchi evitando quindi di portarle troppo in avanti o troppo indietro, evitare il cosiddetto petto in fuori. L'addome e i glutei devono essere leggermente contratti, evitando l'accentuazione della curva lombare, condizione che sforzerebbe eccessivamente il tratto lombare. Il peso del corpo, infine, deve essere distribuito su tutte e due le gambe. Non è sempre facile mantenere un atteggiamento corretto. Se si è costretti a stare per molto tempo in piedi sarebbe meglio posizionare, per qualche minuto, un rialzo di una decina di centimetri sotto un piede, in modo da alleggerire il carico sulla regione lombare. Di seguito un’immagine esplicativa.
 
 









Esercizi per rafforzare la muscolatura della colonna vertebrale
1. Posizionarsi sulle ginocchia e sulle mani, come se volesse gattonare. Da questa posizionare, senza modificare l’angola di spalle e ginocchia, portare la colonna verso il soffitto, accentuando la cifosi toracica. Ripetere l’esercizio per un minuto circa, dopo riposarsi per qualche secondo.
Sempre da questa posizione (detta quadrupedia), portare la colonna verso il pavimento, accentuando la lordosi lombare. Ripetere per circa un minuto, dopo riposarsi per qualche secondo.
Dopo essersi riposati, ripetere il tutto per altre due volte facendo così tre ripetizioni in totale.
Ancora da quadrupedia, alzare ed estendere alternativamente braccio e gamba opposto. Ripetere per tre quattro volte facendo attenzione a non sbilanciarsi su un lato del corpo mentre si alternano gli arti su cui il corpo poggia;
Dopo aver fatto questi esercizi, da quadrupedia, sedersi sui talloni ed estendere spalle e gomiti. In questa posizione si rilassa la muscolatura della colonna;
2. Sdraiarsi ora a pancia in giù, decubito prono. Mettere le mani sotto la fronte ed alzare di pochi centimetri ed alternativamente le gambe. Fare tre ripetizioni da un minuto ciascuna;
3. Sdraiarsi a pancia in su, decubito supino. Da questa posizione alzare i glutei, andare quindi nella cosiddetta posizione ponte. Mantenere questa posizione per trenta secondi e fare altre due ripetizioni, per un totale di 3 ripetizioni da trenta secondi. Da questa posizione, portare le ginocchia al petto e portarle alternativamente ed insieme prima a destra e poi a sinistra, avendo l’accortezza di non staccare la zona lombare dal suolo. Fare 3 ripetizioni da trenta secondi.

Esercizio di stretching

1. Espirando porta un ginocchio al petto e abbraccialo. Terminata l'espirazione fletti il capo in avanti verso il ginocchio e rimani in posizione per 10 secondi. Quindi ritorna lentamente in posizione di partenza senza mai staccare la zona lombare. Ripeti con l'altro ginocchio e poi con entrambi le ginocchia;
2. da quadrupedia, sedersi sui talloni ed estendere spalle e gomiti. In questa posizione si rilassa la muscolatura della colonna. Questo esercizio oltre a rilassare la colonna lombare ne stira pure la muscolatura.


Il ruolo del fisioterapista è fondamentale per controllare la corretta esecuzione di esercizi di rinforzo ed esercizi di stretching del tratto lombare. È, inoltre, fondamentale per correggere posture scorrette e far abituare il paziente a mantenere la corretta postura, quindi a prevenire l’insorgenza della lombalgia.
 

LA SINDROME DEL PIRIFORME

Posted on June 23, 2016 at 1:07 AM Comments comments (2331)

          LA SINDROME DEL PIRIFORME


E' una patologia  in cui è compresso il nervo sciatico a livello del muscolo piriforme. Si tratta di un piccolo muscolo tra piramidale e obliquo situati in profondità nel gluteo, che corre tra il femore e l'ileo. É responsabile della rotazione esterna dell'anca. Puó essere causa di grave dolore del nervo sciatico e di disabilità, soprattutto se non é diagnosticata in tempo. 
Si presenta con dolore profondo in regione glutea che aumenta molto alla palpazione e può distribuirsi lungo il decorso del nervo sciatico. Peggiora con la corsa o dopo stazionamento in posizione seduta per tempi prolungati. In alcuni casi sono presenti anche sintomatologie neurologiche con riduzione della sensibilità e della forza dell’arto coinvolto.
Le cause che possono determinarla possono essere:




  • Stare seduti per lunghi periodi
  • Rimanere seduti con un ampio portafoglio nella tasca posteriore dei pantaloni
  • Movimenti ripetitivi in avanti

  • Ciclismo

  • rigidità delle articolazioni sacro-iliache

  • Piede in pronazione forzata

  • Neurinoma di Morton (piede)
  • Trauma
  • Ipertrofia del muscolo piriforme a causa di un uso eccessivo.

Il trattamento inizialmente è di tipo conservativo, con l'applicazione di ghiaccio e l'evitare  attivitá che scatenino il dolore. Il trattamento ad ultrasuoni può essere utile nel ridurre l'infiammazione della zona. Possono anche essere utili esercizi di stretching per il muscolo piriforme, che contribuiranno a diminuire il dolore.La terapia per la sindrome del piriforme può essere anche di tipo farmacologico o infiltrativa. Nel primo caso si usano degli antinfiammatori e dei miorilassanti, che hanno l’obiettivo soprattutto di ridurre la sensazione dolorosa al gluteo. Nel secondo caso nel muscolo piriforme vengono infiltrati degli anestetici locali e dei corticosteroidi. Dopo la cura, la ripresa dell’attività fisica deve avvenire in modo graduale. Nelle fasi più dolorose può essere utile riposare con un cuscino tra le ginocchia, in modo da creare meno tensione al muscolo.

Metodo Mezieres

Posted on June 14, 2016 at 1:28 PM Comments comments (1730)
Cosa è il Metodo Mezieres
  • Il Metodo Mezieres è una tecnica riabilitativa messa a punto dalla terapista francese Françoise Mezieres a partire dal 1947
  • Il Metodo Mezieres è una tecnica scientifica in quanto si basa su concetti fisico-matematici biomeccanici applicati al sistema muscolo-scheletrico
  • Il Metodo Mezieres è una tecnica riabilitativa individuale ad approccio sistemico posturale che, attraverso il ripristino della simmetria corporea, determina il recupero funzionale
  • La metodica Mézières individua nel conflitto meccanico articolare la causa dell'insorgenza del sintomo. Il conflitto meccanico se non causato da alterazioni strutturali congenite o acquisite è determinato dal progressivo accorciamento asimmetrico dei muscoli agenti, secondo linee di forza vettoriali dominanti
  • Il Metodo Mezieres agisce sulle articolazioni attraverso il riequilibrio delle forze muscolari. Il riequilibrio avviene attraverso la diminuzione della forza resistente del sistema mio-fasciale (rigidità, accorciamento, aumento del tono basale) e attraverso l’aumento della capacità di Lavoro del sistema mio-fasciale (elasticità, lunghezza, normalizzazione del tono basale)
  • Il Metodo Mezieres agisce sia in modo analitico che sistemico. Analitico nel riequilibrio delle forze mio-fasciali che generano i conflitti meccanici endoarticolari locali che causano il sintomo. Sistemico nel riequilibrio dei fattori mio-fasciali che alterano il corretto assetto posturale
Cosa non è il Metodo Mezieres
  • Il Metodo Mezieres non è una religione o una filosofia ma un mezzo terapeutico. Come tale in continua evoluzione e si arricchisce, sia con le ricerche scientifiche in campo posturologico e riabilitativo, sia con le esperienze cliniche dei professionisti accreditati che lo applicano, pur nel rispetto delle specifiche metodologiche delineate da Françoise Mezieres
  • Il Metodo Mezieres non è una cura universale. Il Metodo Mezieres è particolarmente efficace in tutte le problematiche morfologico-posturali sostenute e determinate da un disordine mio-fasciale. Può avere indicazione come terapia d’appoggio, ma non risolutiva, in tutte le problematiche indotte da un’alterazione strutturale su base congenita o acquisita
La seduta terapeutica Mezieres
  • La seduta Mezieres ha durata di circa un ora e, usualmente, a cadenza settimanale
  • La prima seduta è incentrata sulla raccolta dell’anamnesi e successivamente sull’esame obiettivo corporeo con lo scopo di determinare se il sintomo riferito dal paziente è espressione di una sofferenza locale o riferita e se la problematica è da attribuirsi ad un disordine mio-fasciale primario o secondario all’interessamento di squilibri provenienti da altre strutture
  • Durante la seduta Mezieres il paziente svolge un ruolo attivo nell’esecuzione degli esercizi proposti dal terapeuta. In questo modo ha funzione determinante nella risoluzione delle problematiche
  • Il ruolo del terapeuta Mezieres è quello di individuare le cause che sostengono il sintomo riferito dal paziente ed individuare gli specifici esercizi personalizzati e finalizzati alla risoluzione dello stesso. Nel far ciò utilizzerà anche tecniche manuali passive
  • La terapia è organizzata in un ciclo di trattamenti individuali, differenziati in funzione delle esigenze terapeutiche e delle caratteristiche del soggetto
Il trattamento delle scoliosi mediante Metodo Mezieres
  • Ricordando che la scoliosi è ad eziologia ignota il Metodo Mezieres può essere una valida terapia in tutte quelle scoliosi che non presentano deformità ossee strutturate indipendentemente dall’età del soggetto.
  • Nel caso in cui le deformità ossee siano presenti, il Metodo Mezieres può svolgere un ruolo come terapia di appoggio integrata con altre modalità terapeutiche, in un contesto multidisciplinare
Il trattamento delle specifiche patologie mediante Metodo Mezieres
Indipendentemente dalla localizzazione del sintomo riferito dal paziente, il primo passo consiste nel valutare se la problematica è sostenuta da accorciamenti muscolari primari o secondari.
Gli accorciamenti muscolari primari determinano alterazioni della fisiologica sequenza articolare e conflitti meccanici endoarticolari senza modificare la morfologia ossea. In questo caso il lavoro Mezieres di riequilibrio delle forze agenti può determinare, da solo, la risoluzione del problema.
Gli accorciamenti muscolari secondari hanno una partenza determinata da una malformazione ossea congenita o acquisita segmentaria, da una problematica occlusale, da problematiche degli apparati visivo, viscerale, foniatrico, vestibolare, ecc. che attraverso la concatenazione muscolare trasformano uno squilibrio settoriale in uno squilibrio sistemico posturale. Il questo caso l’efficacia del trattamento Mezieres è subordinata alla rimozione della causa primaria in collaborazione con professionisti specifici per area di competenza.
Il campo d'interesse è quello della patologia ortopedica:
Il Metodo Mezieres trova inoltre applicazione nell’ambito della medicina preventiva come strumento per evitare la degenerazione patologica degli squilibri posturali asintomatici e nell’ambito sportivo come mezzo per migliorare il gesto e la preparazione atletica.

COLPO DI FRUSTA

Posted on January 10, 2016 at 2:54 PM Comments comments (2054)
COLPO DI FRUSTA

Con il termine "colpo di frusta" indicato in inglese con "whip lash" si intende il trauma del tratto cervicale avvenuto in seguito ad un movimento brusco e inaspettato.
E' tipico degli incidenti stradali con la classica dinamica del tamponamento in cui si ha una brusca accelerazione/decelerazione tra cranio e colonna cervicale in cui l' inerzia corporea non ha il tempo per smaltire la carica  di energia cinetica trasmessa.


    












Nel colpo di frusta per quanto sia coinvolta la scatola cranica e quindi il suo prezioso contenuto, non si ha perdita di conoscenza, cosa che invece succede nelle sindromi postcommozionali. E' pertanto importante nell'anamnesi chiarire se vi è stata o meno perdita di conoscenza anche "momentanea" perche in  il trattamento sarebbe totalmente diverso.
Come detto la causa principale di questa distorsione de rachide cervicale sono gli incidenti stradali, ma non sono gli unici traumi a determinarlo;possono causare un colpo di frusta incidenti sportivi (boxe,karate sport da contatto),cadute all'indietro sul bacino  ed aggressioni fisiche a livello del volto(pugno,scossoni).

I sintomi che possono comparire nelle prime ore del trauma sono: rigidità, dolore, nausea, mal di testa, vertigini, affuscamento della vista e ronzii alle orecchie.
La diagnosi viene fatta escudendo lesioni osseee quali fratture e lussazioni attraverso RX,Tac o attraverso la RMN per escludere lesioni a livello dei tessuti molli.
Il trattamento in fase acuta prevede la somministrazione di antiinfiammatori, antidolorifici e morilassanti in cui si consiglia di indossare un collare per evitare sollecitazioni a carico del distretto cervicale che  andrebbero ad amplificare la sindrome dolorosa.












Superata la fase acuta, durante la quale abbiamo protetto la regione cervicale con l'immobilizzazione, si inizia la mobilizzazione del rachide cervicale compatibilmente col dolore percepito dal paziente,associando tecniche miorilassanti proprio di competenza del fisioterapista, associate alla terapia manuale che lo studio fisioterapico "citta Studi" crede fermamente essere la terapia piu' efficace.
I tempi di ripresa  in media sono di  15-20gg con l'obbiettivo finale di riottenere la motilità pre infortunio e l' assenza di dolore e rigidità.

LA SPONDILITE ANCHILOSANTE

Posted on November 2, 2014 at 10:02 AM Comments comments (3026)
 
LA SPONDILITE ANCHILOSANTE
 
 
 
La Spondilite Anchilosante (SpA) o spondilite anchilopoietica è tra le spondiloartriti la patologia più comune e con il decorso più severo. La SpA è una malattia reumatica infiammatoria cronica che coinvolge prevalentemente il rachide e le articolazioni sacroiliache.
Tale condizione è responsabile di dolore lombare, rigidità e progressiva riduzione della capacità funzionale del rachide con gravi conseguenze sugli aspetti socio-economici.
Nel gruppo delle malattie reumatiche infiammatorie, la SA è la diagnosi più comune dopo l’Artrite Reumatoide. La sua prevalenza è stata a lungo sottostimata. La SpA e le Spondiloartriti Indifferenziate (SA) sono i sottogruppi più comuni nei paesi occidentali, con una prevalenza compresa tra 0.2 e 1.2 %.
La SA ha un'incidenza 3 volte maggiore nel sesso maschile ed esordisce in genere in soggetti giovani con età compresa tra i 20 e i 40 anni. È 10-20 volte più frequente in parenti di primo grado di pazienti con SA,rispetto alla popolazione generale e l'aumentata prevalenza dell'antigene tissutale
HLA-B27 nei bianchi oHLA-B7 nei neri, suggerisce una predisposizione genetica, benché fattori ambientali possano svolgere un ruolo determinante nell’esordio. Si stima che il rischio potenziale di sviluppare la SA, per individui con HLA-B27 positivi, è di circa il 20%. E’ la patologia umana con la più forte associazione mai descritta con un antigene HLA: esso è rilevabile il oltreil 90% dei pazienti portatori di SpA.
 
Unodei sintomi più precoci della spondilite anchilosante è il mal di schiena a livello lombare (lombalgia) definito di tipo“infiammatorio”, ossia caratterizzato dai seguenti elementi: ha un esordioinsidioso e di lunga durata, di solito in un paziente giovane, peggiora con ilriposo notturno, causa una notevole rigidità al mattino e migliora con il movimento.
Questo dolore deve essere distinto dal comune mal di schiena, definito“meccanico”, che di solito colpisce all’improvviso soggetti anche in età avanzata, spesso dopo uno sforzo, migliora con il riposo ed è più spesso associato ad artrosi della colonna.
La lombalgia infiammatoria può comparire molto lentamente o presentarsi con intermittenza, ma se sottovalutata può portare a una progressione irreversibile del danno a livello delle vertebre.
Oltre alla colonna vertebrale, possono essere coinvolte le articolazioni sacroiliache (tra osso sacro e bacino) e le inserzioni di tendini elegamenti sulle ossa (dette “entesi”) soprattutto a livello di calcagno ecartilagini costali.
 
 

Le complicanze della spondilite anchilosante sono diverse sia per la sede in cui compaiono sia per la loro gravità.
Tra queste ricordiamo:
 
uveite:un'infiammazione dell'occhio, che si manifesta con dolore all'occhio, aumentata sensibilità alla luce, visione annebbiata;
 
difficoltà  respiratoria per il coinvolgimento delle ossa a livello toracico;
 
infiammazioni dell’aorta,che può subire alterazioni tali da coinvolgere anche la valvola aortica.
 
I farmaci di primo impiego sono gli antinfiammatori nonsteroidei (FANS), che tuttavia non modificano il decorso della malattia, mahanno solo un effetto sui sintomi.
Tra i farmaci di fondo, il più usato è la sulfasalazina. Più recentemente sonodisponibili i farmaci biologici, come gli inibitori del TNF (Tumor NecrosisFactor), che sono molto più efficaci nel controllare il dolore e sembrano essere in grado di interferire con l’evoluzione verso l’anchilosi.
La fisioterapia è un sussidio terapeutico fondamentale per migliorare lapostura e recuperare una normale motilità.
Importante anche la ginnastica respiratoria, in quanto la malattia può provocare una grave sindrome restrittiva. I pazienti devono smettere di fumare.
 
Attività fisica
L’attività fisica mirata è parte integrante nella gestione di ogni programma terapeutico nella spondilite anchilosante. Se svolto quotidianamente aiuta a mantenere una postura corretta, contribuisce a migliorare l’escursione articolare e svolge un’azione antalgica.
E’ tuttavia importante farsi guidare, soprattutto all’inizio, dal fisiatra e fisioterapista al fine di ottenere il massimo beneficio.
Si descrivono di seguito alcuni esempi esemplificativi.
 
Riscaldamento
Marciare velocemente sul posto per un minuto staccando il più possibile i piedi dal suolo e contemporaneamente portare in alto le braccia estese per 20 secondi, poi in avanti per altri 20 secondi ed infine di lato per ulteriori 20 secondi.
 
Esercizi di stretching
        1. Posizionarsi a quattro zampe. Tenere i gomiti diritti, mantenere la testa tra le spalle ed inarcare la schiena il più possibile.                                                                                  
 
 
 
        2. Alzare la testa ed incurvare la schiena il più possibile. 
 
 
 
 
       
         3. Mantenendo la testa alzata, portare il braccio destro in avanti e la gamba sinistra indietro. Tenere per 5 secondi.    Ritornare a quattro zampe e cambiare braccio e gamba.
 
 
 
 
 
 
         4. Posizionarsi di fronte ad una sedia, con il sedile morbido. Appoggiare il tallone destro sul sedile, tenendo il ginocchio diritto piegarsi il più possibile cercando di andare a toccare con entrambe le mani le dita del piede. Tenere per 6 secondi e poi riposare.
 
 
 
 
 
 
 
         5. Ripetere 2 volte, cercando di allungarsi sempre di più ogni volta. Rilassarsi dopo ogni allungamento e ripetere con la gamba controlaterale. L’esercizio si può eseguire anche da seduto appoggiando il tallone su uno sgabello.
 
 
 
 
 
 

TAPING NEUROMUSCOLARE K-ACTIVE

Posted on September 7, 2014 at 10:04 AM Comments comments (3243)
 
 
 
taping neuromuscolare
Il kinesiology Tape e' stato sviluppato negli anni ottanta dal complesso giapponese Nitto Denko in collaborazione con un chiropratico giapponese ed usato per il metodo 'kinesiology Taping'. Lo scopo principale e' di favorire i processi di guarigione corporei attraverso un materiale speciale e tecniche di applicazione specifiche. Il metodo e' poi stato sviluppato e migliorato ed e' così nato il metodo k-active taping.
Il k-active tape ha caratteristiche simili alla nostra pelle ed invia così informazioni sensorie positive al nostro corpo. Le applicazioni sono state sviluppate sulla base di test kinesiologiciche sono responsabili dell' attribuzione del nome al materiale ed alla terapia.
 
Terapia K-active Taping
La considerazione globale del corpo umano e la vista del corpo umano cone un' unita' con le sue moltepliche connessioni tra strutture come cute, fasce , muscoli , meridiani ecc., formano la base terapeutica del k-active taping. Le conoscenze anatomiche come anche l'osservazione e la valutazione funzionale attraverso test funzionali di screening e test muscolari in combinazione con spostanenti della cute e della fascia sono indispensabili, per capire al meglio le disfunzioni corporee.
Applicazioni centrali p.e. nella regione addominale o toracica portano gia' ad un miglioramento dei sistemi corporei
( bodyconditioning) e formano la base dei processi di autoriparazione. Applicazioni locali nell' area del problema completano il trattamento.Una nuova valutazione tramite test deve confermare la correttezza dell' applicazione.
 
 
I risultati positivi del k-active taping sono dovuti ai seguenti effetti:
 
  • Normotinizzazione della muscolatura;
  • Miglioramento della circolazione;
  • Attivazione del sistema linfatico;
  • Attivazione del sistema endogeno analgesico;
  • Sostegno delle funzioni articolari;
  • Influenza positiva sulla funzione di organi interni.
 
Comfort e durata delle applicazioni
Per le caratteristiche del materiale e con applicazioni corrette, dopo pochi minuti dall' applicazione il corpo si adatta al k-active tape,che non e' fastidioso per il corpo. Attivita' della vita quotidiana come p.e. lavoro, sport e tempo libero non vengono limitate, ma vengono favorite dall'applicazione del tape. Il materiale e' resistente all'acqua ed e' possibile fare la doccia o il bagno senza problemi e senza necessita' di cambiare l'applicazione.
L'effetto principale del k-active taping si riscontra nei primi 3-5 giorni dopo l' applicazione. Nella maggior parte dei casi il Tape ha mantenuto i propri effetti positivi anche per una durata dell'applicazione piu' lunga. Reazioni allergiche sono molto rare e possono essere causate da assunzione di farmaci o a volte da un consumo eccessivo di alcool e nicotina.
Un applicazione sbagliata puo' portare ad effetti indesiderati e negativi. Per questo motivo il Tape deve esser applicato da un professionista medico o sanitario o da un paziente o atleta al quale e' stata introdotta l'applicazione.
 
Campi di applicazione:
In tutte le problematiche di dolore, profilassi,in situazioni post operatorie e post traumatiche, tra l'altro in ortopedia, neurologia, linfologia, medicina interna, logopedia,ginecologia, gravidanza/maternita',pediatria,medicina dello sport
 
Applicazioni(esempi):
Dolore, limitazioni del movimento, problematiche funzionali, lesive e traumi sportivi,artrosi, problemi della colonna vertebrale e dei dischi intervertebrali, rigidita' e sovraccarico muscolare, ischialgie, problemi dell'articolazione sacro-iliaca, deficit posturali, mal di testa, emicrania, epicondilite, sindrome del tunnel carpale, linfedemi, paralisi, polineuropatie, disturbi mestruali, rigenerazione tessutale postparto, incontinenza urinaria e tanti altri.
 
 
Bibliografia:
brouchure k-active taping
 
Sitografia:

LA SFIDA DELL'INVECCHIAMENTO ATTIVO

Posted on April 28, 2014 at 8:50 AM Comments comments (2307)
La diffusione della fisioterapia è uno dei tasselli di quella grande sfida che si chiama invecchiamento attivo, un insieme di politiche volte a promuovere una vecchiaia serena, in buona salute per quanto possibile e partecipativa in termini sociali.
L'invecchiamento progressivo della popolazione rappresenta senza dubbio un successo, essendo il risultato più tangibile del rilevante sviluppo economico, sociale e medico che ci ha dato la possibilità di vivere più a lungo e meglio. Tuttavia questo fenomeno comporta anche problemi, a cominciare da quello del benessere fisico degli anziani, a cui non sappiamo ancora rispondere pienamente.“Più di ogni altra professione, la fisioterapia è fondamentale per prevenire e curare le malattie croniche e le disabilità degli adulti in fase di invecchiamento”, sostiene Marilyn Moffat, della Confederazione Internazionale per la fisioterapia (WCPT). Secondo l'Organizzazione mondiale della Sanità, la percentuale di persone over 60 cresce più velocemente di qualsiasi altro gruppo di età in quasi ogni Paese e i fisioterapisti possono quindi aiutare questa popolazione a mantenersi in forma, in modo sano e indipendente.Possono inoltre contribuire a migliorare la salute delle persone con malattie croniche, insegnando una corretta ed efficace attività fisica.

D'altra parte diverse ricerche dimostrano che la partecipazione a programmi di esercizio fisico regolare porta gli adulti a diventare anziani con una maggiore capacità funzionale, una maggiore indipendenza, un minor numero di malattie e un miglioramento della qualità della vita. In Italia, nelle strutture attrezzate per la cura dell'anziano, la figura del fisioterapista è sempre più presente. Tuttavia oggi la sfida è ancora più ambiziosa, perché si tratta di fare in modo che la persona anziana possa passare la vecchiaia a casa propria, inserita nel proprio contesto famigliare e sociale. Si va dunque diffondendo la buona abitudine di rivolgersi al fisioterapista per i programmi domiciliari di prevenzione delle cadute o il contrasto della perdita della forza muscolare.

L'osteoporosi

Posted on March 10, 2014 at 7:37 PM Comments comments (4287)
L’osteoporosi è un disordine scheletrico caratterizzato da un deficit quantitativo di massa ossea e da un’alterata architettura ossea; queste due problematiche vanno a compromettere la resistenza dell’osso aumentando il rischio di fratture.

L’osteoporosi viene classificata in due grandi gruppi: l’osteoporosi primaria, in cui troviamo l’osteoporosi post-menopausale, quella senile e quella del giovane adulto e l’osteoporosi secondaria, associata quindi a cause scatenanti quali per esempio altre patologie (ipertiroidismo, mieloma multiplo, osteogenesi imperfetta), l’uso prolungato di farmaci come il cortisone e l’eparina, l’immobilità.
Si stima che circa 10 milioni di americani siano affetti da osteoporosi, di cui l’80% costituito da donne, e altri 34 milioni siano soggetti a rischio.
Esistono dei fattori di rischio che permettono di valutare la possibilità o meno di essere soggetti dalla patologia, come una forte familiarità positiva (storie materne di fratture), comparsa di menopausa precoce (meno di 45 anni), amenorrea per più di 6 mesi, basso indice di massa corporeo o BMI, uso prolungato di farmaci come il cortisone, immobilizzazione prolungata, presenza di malattie endocrine e gastrointestinali, trapianti d’organo.
L’osteoporosi in sé è asintomatica, ma è associata ad un elevato rischio di complicanze: le fratture.
Si può intervenire?
Ovviamente sì, in particolare è di fondamentale importanza la prevenzione per impedire o rallentare la comparsa della malattia attraverso la correzione dei fattori di rischio.

In che modo?
La National Osteoporosis Foundation (NOF) ha indicato cinque linee guida per prevenire l’osteoporosi:

  1. diete ricche di calcio e vitamina D: il calcio e la vitamina D infatti sono elementi implicati nell’attività degli osteoblasti, le cellule che hanno il compito di deporre nuovo osso;
  2. esercizi con carico;
  3. stile di vita salutare con moderato consumo di alcolici e abolizione del fumo;
  4. controllo medico;
  5. valutazione della densità ossea e uso di farmaci, se indicato dal medico.

Un ruolo di primaria importanza spetta all’esercizio fisico: è stato dimostrato che l’attività fisica incide in modo positivo sul rimodellamento osseo, per cui attività come camminare, salire le scale, fino alla corsa (per i più giovani) sono consigliate nella prevenzione dell’osteoporosi.
Un ulteriore spazio va dato alla prevenzione delle cadute, soprattutto nella popolazione anziana: fratture di colonna vertebrale, di femore e di polso sono conseguenze estremamente frequenti dell’alterata resistenza ossea.

Cosa fare?
Bisogna cercare di eliminare tutti quei pericoli che possono portare ad instabilità e cadute:

  • l’utilizzo di calzature inappropriate, non allacciate o troppo grandi;
  • la mancanza di ausili durante la deambulazione;
  • alzarsi troppo in fretta o troppo bruscamente;
  • camminare con la luce spenta;
  • la presenza di pericoli ambientali come ostacoli, pavimenti scivolosi;
  • persino la presenza di animali domestici può essere causa di cadute (quindi attenzione!)



Ecco alcuni esercizi da poter eseguire da subito in modo autonomo:

ESERCIZIO 1:




distesi a pancia in su con le ginocchia leggermente piegate e le braccia lungo i fianchi, sollevare il bacino contraendo i glutei.
Ripetere 2 volte una serie da 10.








ESERCIZIO 2:






in piedi, sostenendosi a una sedia o a un tavolo, piegare lentamente le ginocchia mantenendo la schiena dritta.
Ripetere 2 volte una serie da 15.









ESERCIZIO 3:






in piedi a fianco a una sedia o a un tavolo per sostenersi, allontanare una gamba dall’altra e poi ritornare lentamente alla posizione di partenza.
Ripetere 20 volte per gamba.









ESERCIZIO 4:






distesi a pancia in su, eseguire un movimento dal basso verso l’alto tenendo il bastone dritto (per rendere l’esercizio ancora più efficace si può attaccare un pesetto, tipo cavigliera, al bastone).
Ripetere 20 volte.







…ma abbandonare il proprio stile di vita sedentario (preferire le scale all’ascensore o scendere una fermata prima con l’autobus ad esempio) è già un ottimo inizio!




Bibliografia
“Esercizio terapeutico: fondamenti e tecniche” C. Kisner, L. A. Colby
“Atlante di anatomia ortopedica di Netter” J. C. Thompson
www.siommms.it Società Italiana dell'Osteoporosi del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro
Per le immagini:
www.besport.org

L'Artrite Reumatoide

Posted on February 5, 2014 at 5:24 AM Comments comments (1186)
L’artrite reumatoide (AR)è una malattia infiammatoria cronica di natura autoimmune. 
Questa patologia viene anche definita Poliartrite Cronica Primaria: l’infiammazione infatti colpisce più articolazioni (poli), ha un andamento progressivo (cronica) e non presenta una causa nota (primaria).
Il primo bersaglio dell’artrite reumatoide è la membrana sinoviale (la membrana interna che riveste la capsula articolare) con conseguente degenerazione della superficie articolare, deformazione e compromissione irreversibile dell’articolazione stessa. I sintomi più frequenti sono tipici del processo infiammatorio, quali arrossamento, calore, gonfiore articolare e prolungata rigidità mattutina. Questi di certo non sono gli unici. L’AR infatti è una malattia “sistemica” e può provocare per esempio sintomi oculari, respiratori, cardiaci e in particolare la comparsa dei cosiddetti “noduli reumatoidi”.
Le articolazioni maggiormente colpite sono quelle delle dita (metacarpo-falangee e interfalangee prossimali), polsi, gomiti, colonna cervicale, ginocchia e caviglie.
L’AR ha una prevalenza compresa tra lo 0,3% e l’1,5% della popolazione mondiale e in Italia la percentuale si aggira attorno allo 0,5%; colpisce tutte le età con un picco tra i 35 e i 50 anni e con un rapporto femmine:maschi di 3:1.
Per quanto riguarda la terapia, oltre al trattamento farmacologico, il ruolo della fisioterapia è di estrema importanza per ridurre dolore e tumefazioni articolari, ripristinare il range articolare, migliorare il tono muscolare e la resistenza fisica. Il paziente stesso può adottare dei piccoli accorgimenti per andare a stressare il meno possibile le articolazioni, come per esempio:

  • portare i pesi il più possibile vicino al corpo e con tutte e due le mani o le braccia per evitare di sovraccaricare gli arti superiori;
  • utilizzare le articolazioni più grandi e forti per facilitarsi (es. chiudere un’anta con l’anca invece che con la mano);
  • evitare sforzi inutili;
  • riposare in modo adeguato.

Esistono in particolare consigli utili per quanto riguarda le attività quotidiane:

  • ALIMENTAZIONE: evitare posate con manici sottili, preferire quindi quelle con manico grosso e presa a piena mano;
  • ABBIGLIAMENTO: vestire per prima la parte inferiore del corpo, meglio se stando seduti; preferire abiti facili da indossare e comodi, a chiusura anteriore e con bottoni grandi (per evitare troppo stress alle piccole articolazioni delle mani);
  • IGIENEPERSONALE: effettuare le attività quotidiane (fare la doccia, lavarsi i denti, spazzolarsi, ecc.) stando seduti se possibile; utilizzare strumenti dal manico largo per assicurare un’impugnatura stabile;
  • CUCINA: porre gli strumenti per cucinare in posti facili da raggiungere (per esempio utensili più pesanti all’altezza della vita per non affaticarsi troppo); organizzare i pasti in modo regolare, raggruppando gli ingredienti e gli strumenti vicini per non doverli cercare in continuazione; aiutarsi con gli apparecchi elettrici;
  • PULIZIE: evitare di piegarsi per pulire, utilizzare quindi utensili di adeguata lunghezza o sedersi se possibile; preferire movimenti lenti con entrambe le mani;  preferire l’utilizzo di elettrodomestici; compiere movimenti dall’alto verso il basso (per sfruttare la gravità).

 
Qui troverete qualche esempio di esercizi da poter effettuare indipendentemente:

ESERCIZIO 1:
auto-stretching: in posizione seduta unire le mani dietro la schiena, mantenendo i gomiti estesi e la schiena dritta; portare indietro le spalle (immaginate come se le vostre mani fossero tirate indietro da una corda).
Mantenere la posizione per 30 secondi.


ESERCIZIO 2:
auto-stretching: in piedi, piegare il ginocchio e afferrare la caviglia con la mano, facendo attenzione a non piegare la schiena (potete appoggiare l’altra mano ad un piano per essere più stabili).
Mantenere la posizione per 30 secondi per ciascuna gamba.


ESERCIZIO 3:
distesi a pancia in su con la schiena ben appoggiata a terra, piegare la gamba e con il braccio opposto avvicinarla al petto; distendere l’altro braccio verso l’alto contemporaneamente.
Mantenere la posizione per 15 secondi per ciascuna gamba; ripetere due volte.








ESERCIZIO 4:
distesi a pancia in giù con i gomiti appoggiati, sollevare il busto cercando di non staccare la pancia da terra.
Mantenere la posizione per 15 secondi; ripetere due volte.










Quelli che vi abbiamo proposto sono semplici esempi di esercizi che si possono svolgere benissimo a casa, ma in generale si raccomanda di adottare uno stile di vita sano e di praticare regolare esercizio fisico (camminare, nuotare, fare stretching, ecc.).



Bibliografia:
“Esercizio terapeutico: fondamenti e tecniche” C. Kisner, L. A. Colby
www.anmar-italia.itAssociazione Nazionale Malati Reumatici”
“Atlante di anatomia ortopedica di Netter” J. C. Thompson
Per le immagini:

Morbo di Parkinson, patologia e consigli utili

Posted on December 26, 2013 at 5:43 AM Comments comments (3370)
Il Parkinson è una malattia cronico-degenerativa del sistema nervoso centrale che colpisce l'1-2% della popolazione in genere dai 60 anni (la percentuale aumenta con l’aumentare dell’età).
Ciò che viene colpito in questi pazienti sono le cellule nervose contenute nella sostanza nera del mesencefalo, area deputata alla creazione della dopamina, proteina responsabile della coordinazione e dell'elaborazione di movimenti involontari annessi ai volontari.
Il Parkinson può essere primario le cui cause sono ancora a noi sconosciute, o secondario (acquisito), meno frequente, dato per esempio da micro traumi, farmaci, sostanze tossiche,...(sono state individuate anche delle possibili predisposizioni genetiche).
I sintomi di questa "paralisi agitante" sono vari: lentezza di movimenti (bradicinesia); tremore; rigidità, la quale conferisce la classica postura in flessione di tronco e arti (atteggiamento camptocormico);
Fig.1
instabilità posturale e perdita di equilibrio; difficoltà nell'iniziare la marcia  (freezeng) e nel proseguirla, ecc... Con l'avanzare della malattia possono comparire altri disturbi, fino ad arrivare alle discinesie (movimenti involontari) e alla demenza.
La terapia che cerca di limitare la malattia viene effettuata grazie ad un farmaco chiamato levodopa (a volte si deve ricorrere a tecniche di stimolazione o di chirurgia).
Ora, tutti si chiedono: la fisioterapia può essere utile per questa patologia? 

SI! la fisioterapia, accompagnata fin da subito alla terapia farmacologica, è un ottimo metodo per cercare di combattere alcuni dei sintomi e prevenire gli effetti secondari. Qui sotto riporteremo alcuni consigli pratici per voi: 

- Per la rigidità: effettuare esercizi di allungamento in estensione accompagnati da stretching, nel tentativo di evitare l'insorgere di retrazioni muscolotendinee e patologie dolorose ossee. Molto utile può essere l’esercizio contro il muro.
Fig.2

- Per la coordinazione e l'equilibrio: effettuare esercizi che coinvolgono movimento sinergico di arti,  tronco e capo, per esempio lanciarsi la palla, esercizi o percorsi su appoggi instabili, esercizi ad occhi chiusi,ecc… (ricordandoci sempre che spesso si tratta di pazienti anziani).
-per il tremore: in questo caso la fisioterapia non può fare molto, ma è utile seguire alcuni consigli pratici per conviverci: poiché coinvolge maggiormente le mani, può essere utile stringere i gomiti contro la vita ed effettuare il movimento desiderato velocemente. 

- Per la deambulazione: per aiutare il paziente ad iniziare la marcia può essere utile porlo di fronte ad una linea o il vostro piede e dirgli di superarli (Fig.3) oppure simulare una marcia con le ginocchia alte; anche il ritmo verbale può essere d'aiuto; inoltre, poiché il freezing non si manifesta facendo le scale e in acqua, si possono usare questi metodi per riallenare il paziente alla marcia.
Fig.3
- Bastone? Spesso è sconsigliato, poiché il paziente può trovarsi impacciato nell'usarlo (anche a causa del tremore) e inciampare su di esso.

- Per le disabilità della vita quotidiana: effettuare esercizi funzionali. Per questo è molto di aiuto la terapia occupazionale, la quale si occupa di insegnare al paziente alcune manovre e dare alcuni consigli e strumenti adatti per renderlo il più autonomo possibile nei gesti della vita quotidiana.

Nel vestirsi: indossare o togliere i vestiti prima dalla parte del corpo più rigida; indossare indumenti larghi e facili da infilare, privi di stringhe e bottoni e che si allaccino sul davanti; usare un calzascarpe lungo. In bagno: usare tappetini antiscivolo, montare delle maniglie a muro nella doccia e vicino al water, usare un sedile del water rialzato per facilitare l'alzarsi in piedi. 
Alimentazione: i pazienti hanno spesso problemi di deglutizione; si consiglia perciò di mangiare e masticare lentamente piccoli pezzi e di portare la testa leggermente in avanti quando si deglutisce; ricordiamo inoltre che una dieta bilanciata e sana è importante per la forma fisica del paziente ma soprattutto per l’assorbimento della levodopa. Per scendere dal letto: portarsi verso il bordo del letto, girarsi sul fianco e quindi portare giù le gambe e contemporaneamente spingersi con le braccia.

Questi sono solo dei consigli utili da seguire a casa, che a volte purtroppo non sono sufficienti. Per combattere al meglio la malattia sarebbe utile effettuare anche a livello ambulatoriale o in regime di ricovero dei cicli di fisioterapia e terapia occupazionale.

Essendo cronica la malattia non si potrà mai debellare del tutto, ma se si compie un buon lavoro di prevenzione e riabilitazione l’aspettativa di vita di questi pazienti in genere può essere comparata a quella di un anziano non affetto.


Sitografia:

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